INTERVENTI


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Violenza sessuale da parte di terzi e danno biologico della lavoratrice. limiti e prospettive per gli obblighi datoriali e per l'indennizzo INAIL

di Maria Giovannone, A.D. Direttore Scientifico ANMIL Sicurezza

e Francesco Catalfamo, Dottorando di Ricerca in Formazione della Persona e Mercato del Lavoro, Università di Bergamo, interno ANMIL Onlus

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Rassegna ragionata di giurisprudenza in materia di “Danni cagionati al lavoratore dalla attività criminosa di terzi (cosiddetti rischi di security)”

di Maria Giovannone, A.D. e Direttore Scientifico ANMIL Sicurezza 

e Francesco Catalfamo, Dottorando di Ricerca in Formazione della Persona e Mercato del Lavoro, Università di Bergamo, interno ANMIL Onlus

 

Con questa rassegna gli autori analizzano l’evoluzione della giurisprudenza di legittimità e di merito, sia civile che penale, sul riconoscimento dei rischi da security aziendale e sulla riconduzione degli stessi nell’ambito degli obblighi prevenzionistici e risarcitori, di cui all’art. 2087 c.c., e delle prestazioni assicurative e previdenziali di cui al d.p.r. n. 1124/1965.
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Tutela di lavoratori danneggiati da attività criminosa

 

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, nell’aprile scorso, si è pronunciata su due casi assai simili relativi a due lavoratori vittime di rapina, uno addetto ad un ufficio postale e l’altro alla filiale di una banca, con conseguenti pregiudizi non patrimoniali di tipo biologico e morale. Le due sentenze, la n. 8486 dell’8 aprile 2013 e la n. 8855 dell’11 aprile 2013,sono di segno opposto in quanto la prima ha confermato la sentenza di merito di condanna del datore di lavoro al risarcimento dei danni subiti dal dipendente mentre, la seconda ha confermato la sentenza di rigetto della domanda risarcitoria. Entrambe le pronunce muovono dallo stesso principio ossia quello per cui la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2087 c.c. se da un lato non deve essere ampliata fino a ricomprendervi ogni ipotesi di danno verificatosi a carico dei dipendenti a seguito di eventi criminosi, altrimenti diverrebbe una sorta di responsabilità oggettiva, dall’altro deve però essere affermata ogni qualvolta venga accertata la violazione di obblighi di fonte legale. Il Giudice di legittimità ha voluto così specificare che gli obblighi a carico dell’imprenditore in materia di tutela delle condizioni di lavoro stabiliti dall’articolo 2087 c.c. non si riferiscono soltanto alle attrezzature di lavoro, ai macchinari e ai servizi forniti dal datore di lavoro, ma anche all’ambiente di lavoro, in relazione al quale le misure e le cautele che devono essere adottate devono essere atte a prevenire sia i rischi insiti in quell’ambiente di lavoro sia quelli esterni inerenti al luogo in cui tale ambiente si trova.

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Safety e Security uno scenario sempre più organico

 

Il 22 maggio scorso è stata costituita a Milano l’Associazione professionale APASS (Associazione Professionale AIAS Security & Safety). L’Associazione è nata con l’obiettivo di dare organicità a tutte le norme che attengono alla safety e alla security, seppur con i necessari distinguo, considerato che i due concetti sono assai diversi l’uno dall’altro poiché, in ambito giuslavoristico, la safety attiene agli eventi di tipo accidentale quali gli incidenti, gli infortuni, le malattie professionali e qualunque accadimento che possa recare pregiudizio per la salute e la sicurezza dei lavoratori, quindi è un’attività dedicata alla prevenzione dei rischi; invece la security si riferisce ai rischi esogeni all’attività lavorativa e che possono impattare sulla stessa. L’APASS, che ricomprende al suo interno manager delle migliori aziende italiane, intende quindi coniugare a trecentosessanta gradi il concetto di sicurezza valorizzando i due ambiti e le rispettive professionalità. Si tratta ora di bilanciare la funzione di security aziendale conferendole rigore normativo e riconducendola nell’alveo della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e di valorizzare la figura professionale del Security Manager attraverso una proposta normativa che vada ad integrare la normativa vigente e preveda per le realtà produttive l’obbligo di valutare il rischio security e conseguentemente di affidare a figure qualificate e dotate delle necessarie competenze tecniche i compiti di gestione e controllo delle fonti di rischio.

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